Italian Ceramics
Ceramiche Italiane dipinte a mano dal Maestro Boccini
Il Cinquecento
L'impresa di una «maiolica» indigena garantiva imprevisti successi quando la «porcellana delle Indie» proponeva nuovi traguardi. Infatti è detta « alla porcellana » la famiglia che lega il manufatto quattrocentesco con quello del Cinquecento, che unisce i motivi precedenti con quelli nuovi di un ornato monocromo in turchino alla maniera del vasellame orientale. Sin dagli inizi del secolo questo tema è presente anche nell'opera nuova dei « maestri del primo istoriato » che, derivando motivi iconografici dalla pittura o dalla scultura, divulgano quei soggetti, ripetuti con gli stessi effetti di sfumato, presso un pubblico più vasto. E’ per via dello spirito fortemente individualista che agita la cultura del Rinascimento che questi maestri rivelano precise personalità anche se non sempre corredabili di dati anagrafici. E le rivelano sia nell'interpretazione del tema sia a livello di scelta oppure in un gioco di accostamenti o variazioni che sfugge ogni classificazione, così come rivelano una eccezionale maestria o esperienza nei dosaggi appropriati di smalti e pigmenti perfezionati nelle loro proprietà tecniche. Eccelle l'organizzazione faentina finché, prima Casteldurante con l'opera di Niccolò Pellipario e poi Urbino con l'arte di Fra Xanto Avelli, non acquistano il primato della pittoricità giocando un ruolo importante nel « revival » classico di Raffaello. A Faenza era invece cominciata una reazione a questo « horror vacui » con i bianchi del compendiario, vera e propria valorizzazione della forma e ostracismo delle policromie, una moda diffusasi rapidamente nel mondo intero. E’ questo il secolo d'oro della maiolica italiana diventato, più d'ogni altro, argomento di ampie dissertazioni. Più abbondanti diventano le notizie e i cimeli per una maggiore e costante considerazione dei contemporanei che videro le più svariate trasformazioni della materia (si pensi alla porcellana artificiale) e le più differenti applicazioni con fini anche meramente ornamentali, come i pavimenti, i rivestimenti murali e i pezzi « da pompa » o « da parata » trascendenti lo scopo di una qualsiasi funzionalità.
italian village deruta
Deruta si identifica con la produzione di maioliche artistiche. Il documento più antico su questa forma di arte porta la data 12 agosto 1290, ed attesta un pagamento "natura" con "unam saumam vasorum". E' questo il periodo arcaico con produzione di oggetti d'uso comune: versatori, bacili, scodelle, panate, con decorazioni scarse, geometriche e zoomorfe. I colori dominanti sono il verde ramina ed il bruno manganese. Nei secoli successivi, la maiolica derutese raggiunge il massimo splendore, diffondendosi nel '500 nelle principali piazze, non solo italiane. Artisti come Giacomo Mancini (El Frate) e Francesco Urbini, firmano opere di grande rilievo. Piatti da pompa, coppe amatorie, impagliate, stemmi nobiliari, presentano un repertorio di motivi con figure femminili, scene mitologiche, battaglie e immagini sacre. Numerose, diverse ed originali sono le decorazioni: floreali, zoomorfe e grottesche, a girali floreali, imbricazioni a occhio di penna di pavone, a corona di spine, a denti di lupo, a petal back. Intanto la tavolozza dei colori si è arricchita con l'arancio, il blu ed il giallo. Appare, altresì, la tecnica del lustro metallico, con splendidi riflessi dorati nelle opere di maggior pregio. Il primo pezzo di lustro, attribuito a Deruta, è datato 1501 ed è una Targa a rilievo che raffigura il martirio di S. Sebastiano, conservata al Victoria and Albert Museum di Londra. Pavimenti, quali quello della chiesa di S. Francesco di Deruta, di S. Maria Maggiore in Spello o della sacrestia di S. Pietro a Perugia, sono ulteriori testimonianze della migliore produzione delle maioliche derutesi. Attraverso i tempi, lo stile ed i decori si trasformano nel "compendiario" dai tratti veloci, e nel "calligrafico", di ispirazione moresca, con intreccio di fiori, foglie, arabeschi, uccelli ed altri animali. Il secolo XVIII vede un periodo di crisi, durante il quale, tuttavia, si nota la reazione di Gregorio Caselli che apre a Deruta una fabbrica di maiolica fina ad imitazione della porcellana. Dopo l'Unità d'Italia inizia una significativa ripresa dovuta all'opera, soprattutto, di Angelo Micheletti, Alpinolo Magnini, Davide Zipirovic, mentre Ubaldo Grazia si qualifica per "l'ingegno della copia. Oggi l'alto livello della produzione artistica si può riscontrare visitando il "museo vivente", che si snoda per le vie di Deruta, costituito da botteghe, laboratori, fabbriche, sale di esposizione, dove si può assistere liberamente anche alle varie fasi della lavorazione.
l'Ottocento
deruta citta della ceramica
Il Romanticismo, portatore di una certa inquietudine di ricerca in seno specialmente alle cosiddette « arti minori », è stato all'origine del grande eclettismo ispirato dalle antichità classiche o medievali, gotiche o barocche, bizantine, egiziane o esotiche, rilette con coscienza accademica e con una certezza scientifica che, forse per essere troppo nutrita di letteratura, « non possedeva » come dice il Battisti « una reale capacità di sentire la materia ».Di fatto nessuna distinzione si nota tra le superstiti lavorazioni di maiolica e le più apprezzate consorelle di terraglia o porcellana. Lo stesso vasellame minuto e preziosetto stampato con procedimenti meccanici, lo stesso ruolo, gli stessi colori e le stesse decorazioni che una diversa prezzatura distribuiva tra le varie classi sociali. Firenze con la produzione di Doccia, Faenza con l'attività dei Ferniani e Napoli con i lavori dei Giustiniano sono all'avanguardia delle stilizzazioni neoclassiche o impereggianti: sfingi, zampe di bisulco, greche e palmette a bacche d'olivo, rosette e tralci di vite, baccellature, ovali e coroncine a perlinato sono i temi delle decorazioni intorno a vedute di città, paesaggi o figurazioni riprodotte da reperti archeologici. Più tardi gli ornati a « fiori tedeschi », i ritratti veristici, le scenette borghesi, i personaggi del Risorgimento, gli animali domestici i gruppi di frutta accuratamente disposte sopra vasi, piatti, zuppiere, alzate, serviti da caffè, da notte o da toeletta in generale. Ma forse l'espressione più peculiare della maiolica dell'Ottocento si deve proprio all'appassionato « revival » del vasellame rinascimentale, indagato scientificamente nelle tecniche, sostenuto dall'incipiente gusto del collezionismo turistico e accettato in virtù di una visione poetico-religiosa della storia.  Così, dalla seconda metà del secolo, il dubbio tra « arte o industria » si è concluso solo nell'amplificazione di una più vasta coscienza critica, capace di riguadagnare perfino i « lustri alla mastro Giorgio ».

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Ceramica Italiana dipinte a mano dal Maestro Boccini
Hand painted italian ceramic by Maestro Boccini

Il Seicento
Resta invece questo secolo il grande trascurato dalla critica per via, forse, dell'atteggiamento intrinseco, di fondo, della stessa produzione ceramica, quasi abbandonata a una fama consacrata in un momento d'oblio dopo la gloria. Vero è che la porcellana a pasta tenera diventava sempre più frequente e apprezzata dai raffinati « galantuomini » ma non per questo si deve credere a un avvilimento dello spirito agonistico tra le varie botteghe di maiolica, ché, anzi, il momento di lotta tra le « grottesche alla moda di Urbino » e i « bianchi » nati a Faenza fu il migliore, ad esempio, per le elaborate forme dei « bronzi » e delle loro trasformazioni manieristiche in « finta pietra » come per una pittura « languida » variamente interpretata soprattutto a Faenza e a Casteldurante nello spirito del compendiario.  Lo stesso gusto sintetico della pennellata anche se non la stessa sobrietà tonale si ritrova in Toscana nei « mostacci » di Montelupo, derivati piuttosto da quella pittura « caricata e giocosa » fatta sempre di impressioni macchiettistiche ma con vive e appariscenti coloriture a forte presa sul pubblico. A Castelli d'Abruzzo, Antonio Lolli pare abbia saputo trasformare, con un gusto che ricorda i grandiosi effetti delle tessiture d'arazzo, i concetti pittorici dell'istoriato urbinate mentre rinasceva, anche sulla maiolica, lo spirito dell'ideale classico. La variante della decorazione ligure si rifà ugualmente ai snodi del compendiario, ma riesce a toccare aspetti più originali nel mondo di fantasie orientaleggianti e nello stile « calligrafico » di sinuose decorazioni a tralci e fogliette lanceolate sullo smalto « a berettino ». Si noteranno ancora le « bombole » venete « a fiori e frutta » specialmente nelle imitazioni siciliane in questo che è il periodo più fertile della produzione insulana. E l'elegante ingobbiato dei graffiti pavesi a riprova che la buona qualità del manufatto può ritrovarsi in vecchie tecniche continuate dalle scuole del Nord anche oltre i confini d'Italia